Prima che il mondo esploda abbiamo ancora il tempo di ascoltare un nuovo album di Erykah Badu. Un ritorno monumentale e peraltro molto atteso: dopo sedici anni di silenzio discografico dal precedente New Amerykah Part Two: Return of the Ankh (2010), la sacerdotessa del neo-soul torna sulle scene con Before the World Blows (Control Freaq/Young, 2026). Interamente co-prodotto insieme a The Alchemist, il disco si rivela un manifesto sonoro denso, ipnotico e stratificato.
In molti dei sedici brani che compongono la tracklist ritroviamo la Badu eclettica e sciamanica che abbiamo imparato a conoscere sin dagli esordi fulminanti di Baduizm (1997); in altri episodi emerge invece una versione inedita e sperimentale della cantante, capace di destreggiarsi tra metriche rap spigolose e improvvisazioni vocali libere. The Alchemist tesse per lei un tappeto sonoro crepuscolare e psichedelico, rallentando i battiti e lasciando che la voce della regina si muova in assoluta libertà.
L’alchimia sonora e le collaborazioni del disco
L’album si apre con la splendida introduzione in pieno stile Badu di Echoes, per poi snodarsi attraverso altri episodi come il magnetismo rituale di Witch Doctor, primo singolo estratto che evoca atmosfere da brivido, la sensualità blues e avvolgente di Valentine, impreziosita dalla collaborazione con DRAM, episodi corali eccezionali come I Just Play a Part, traccia ritmata dove Erykah unisce le forze con DJ Creole Princess, Westside Gunn e Joi, l’R&B futuristico di To the Moon, guidato dal tocco inconfondibile di Steve Lacy, e il falsetto etereo di Thundercat in They Ain’t You e poi la monumentale chiusura di Black Box, suite in cui la cantante incontra lo spiritual jazz del sassofono di Kamasi Washington.
Before the World Blows non è solo un disco d’attualità nato dalle ansie contemporanee; è la conferma definitiva che, nonostante i lunghi anni di assenza dallo studio di registrazione, Erykah Badu rimane l’indiscussa regina dell’R&B, del soul e dell’hip-hop.


